sabato 17 giugno 2017

Sacchetti per l’ortofrutta biodegradabili. Esselunga segue l’esempio di NaturaSì, UniCoop e Eataly. Dal 2018 saranno obbligatori per tutti
















Da qualche anno in Italia è vietata la vendita di sacchetti per la spesa monouso in plastica non biodegradabili che una volta venivano distribuiti dai supermercati. Il divieto però non riguarda i sacchetti e i guanti utilizzati dalla persone quando devono scegliere frutta e verdura. Per questo motivo nella maggior parte dei punti vendita sacchetti e guanti sono realizzati con le tradizionali plastiche ottenute da fonti fossili, tra cui il polietilene, e quindi non biodegradabili. Qualcosa però sta cambiando.
In alcuni punti vendita Esselunga, nel reparto ortofrutta, i clienti possono utilizzare dei sacchetti biodegradabili e compostabili per pesare la frutta e la verdura sfusa. “Si tratta di un test – ci hanno spiegato dall’azienda – che al momento vede coinvolti oltre 20 negozi in Lombardia, Piemonte e Toscana”. La catena di supermercati assicura che se l’esperimento darà dei risultati positivi, allora si estenderà progressivamente anche agli altri negozi.















 

Sacchetti biodegradabili per l’ortofrutta. Esselunga segue l’esempio di NaturaSì, UniCoop e Eataly.

Prima di Esselunga anche altre catene hanno deciso di sostituire la plastica con materiale compostabile. Si tratta di Unicoop Firenze, Eataly e il gruppo EcorNaturaSì (che comprendono i marchi Cuorebio e NaturaSì). In genere si usano buste di carta oppure shopper in Mater-Bi o in Biocartene, derivati rispettivamente dall’amido di mais e dall’amido di patata.
Tutto questo zelo ecologista si deve anche al fatto che tra meno di un anno i guanti e sacchetti distribuiti nei supermercati per l’ortofrutta dovranno essere biodegradabili e compostabili. Lo ha stabilito il Consiglio dei ministri con un decreto legislativo finalizzato alla riduzione di borse di plastica in materiale leggero, in attuazione della direttiva (UE)*.
*Direttiva (UE) 2015/720 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2015.

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/