lunedì 21 agosto 2017

Luca Mercalli: Autosufficienza energetica, un obiettivo possibile




Raggiungere l’autonomia energetica e tagliare drasticamente le emissioni dannose per il clima è un obiettivo ambizioso ma raggiungibile, a livello sia individuale sia collettivo, specialmente in piccole comunità rurali in cui si possano integrare la produzione di energia da fonti rinnovabili, il miglioramento energetico degli edifici (più agevole in strutture singole e isolate rispetto ai palazzi di città), la produzione locale di ortaggi, frutta e legna da ardere, lo smaltimento dei rifiuti organici in orti e giardini.
A Güssing, paese di 4000 abitanti nell'Austria orientale, l'utilizzo di energia rinnovabile prodotta in loco (pari a 22 MWh all’anno) ha permesso di ridurre del 93% le emissioni di CO2 rispetto al 1995, e di risollevare le sorti economiche di una regione depressa e marginale creando 1200 nuovi posti di lavoro in 10 anni. In Italia brilla l’esempio del comune appenninico di Varese Ligure, 2000 abitanti in provincia della Spezia, che ha raggiunto standard di efficienza energetica e dei servizi urbani tali da meritare - primo in Europa - due certificazioni ambientali (ISO 14001 ed EMAS). Energeticamente il paese può considerarsi autonomo, grazie a un parco eolico da 3,2 MW di potenza in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di 5000 utenze (con un risparmio annuo di emissione di 4700 tonnellate di CO2), a un impianto mini-idroelettrico installato in corrispondenza dell’acquedotto
e a pannelli solari termici e fotovoltaici collocati sui tetti degli edifici pubblici.

PER SAPERNE DI PIÙ
www.cipra.org - CIPRA, Commissione Internazionale per
la Protezione delle Alpi, promotrice del «Patto per il Clima»


ANCHE LE STUFE A LEGNA EMETTONO CO2?



Recentemente molte persone, anche spinte dal rincaro dei combustibili fossili, hanno scelto di integrare il riscaldamento domestico con una stufa a legna o a pellet. Ma la combustione di questi prodotti non libera ugualmente CO2 dannoso per il clima? Certamente, tuttavia in questi casi non viene liberato velocemente il carbonio fossile rimasto intrappolato nel sottosuolo per milioni di anni - come avviene con l’utilizzo di gas, petrolio e derivati - e che perturba in modo sostanziale l’equilibrio chimico dell’odierna atmosfera, ma soltanto del carbonio che era stato temporaneamente
sequestrato all’aria dalle piante negli ultimi decenni. Questo carbonio emesso bruciando
la legna potrà facilmente essere riassorbito in modo naturale, purché l’albero abbattuto venga sostituito da una nuova pianta.
Tuttavia la soluzione non può essere il completo ritorno al riscaldamento a legna (in Italia nel volgere di pochi anni non rimarrebbe un albero in piedi dalle Alpi alla Sicilia...), ma l’adozione di modelli sostenibili di produzione e utilizzo di biomasse legnose locali: per esempio, scarti di lavorazione, o coltivazione di piante forestali a rapido accrescimento (SRF = Short Rotation Forestry).


CLIMA ED ENERGIA
Capire per agire 

Luca Mercalli