venerdì 20 ottobre 2017

Sacchetti per ortofrutta: dal 1° gennaio 2018 saranno biodegradabili e compostabili, ma a pagamento! Approvata la legge alla Camera



















Dal 1° gennaio 2018 anche i sacchetti per ortofrutta dovranno essere biodegradabili e compostabili, lo annuncia un comunicato di Assobioplastiche, commentando l’approvazione alla Camera della legge di conversione del decreto legge Mezzogiorno, che definisce i nuovi requisiti per tutte le buste con spessore inferiore ai 15 micron (micrometri). La legge conferma anche le regole per gli shopper monouso biodegradabili per asporto merci.
La nuova norma riguarda i sacchetti leggeri utilizzati per trasportare la spesa, quelli più leggeri usati per imbustare la frutta e la verdura venduta sfusa e anche carne, pesce, prodotti da forno e di gastronomia che si acquistano al banco nei  supermercati. Tutti dovranno essere biodegradabili e compostabili, rispettando lo standard internazionale UNI EN 13432 e per questo motivo necessiteranno di una certificazione da parte di enti accreditati.
C’è di più: tutti i sacchetti biodegradabili e compostabili, comprese le shopper per la spesa, a partire dal nuovo anno dovranno contenere almeno il 40% di materia prima da fonte rinnovabile. Una percentuale che salirà al 50% nel 2020 e al 60% l’anno dopo. Inoltre, per i sacchetti da usare a contatto con il cibo è richiesta l’idoneità alimentare.
I nuovi sacchetti per ortofrutta biodegradabili dovranno essere ceduti a pagamento
L’ultima novità che rappresenta una nota dolente per i consumatori, è che dal gennaio 2018 tutti i sacchetti leggeri e ultraleggeri dovranno essere ceduti esclusivamente a pagamento, come avviene adesso per le shopper monouso da spesa in vendita alle casse dei supermercati al prezzo di 10 centesimi circa. Tra pochi mesi i consumatori dovranno dire addio ai sacchetti per ortofrutta (macelleria, pescheria, gastronomia, ecc.) distribuiti gratuitamente. Il prezzo di vendita (ancora sconosciuto) dovrà risultare sullo scontrino o sulla fattura, come già accade per le buste da asporto merci.

Una decisione che non piace a Coop, che si dice contraria alla scelta di far pagare i sacchetti ai consumatori, ma a cui sarà costretta ad adeguarsi. Chi non rispetta le nuove regole, infatti, rischia multe salatissime, fino a 100 mila euro. Il legislatore vuole così punire chi cerca di aggirare la normativa utilizzando espedienti e diciture come “per uso interno” e “non per asporto merci” per poter utilizzare buste non compostabili e vanicando gli sforzi per ridurre il consumo di plastica usa e getta.
Il nuovo provvedimento è importante e anche condivisibile ma restano dubbi sulla scelta di vietare la cessione gratuita. Dietro a questa decisione c’è la volontà di scoraggiare l’abuso di sacchetti monouso, una misura che ha funzionato benissimo per le shopper biodegradabili, tanto che la maggior parte degli italiani usa buste riutilizzabili per la spesa. Nel caso di sacchetti per frutta e verdura in vendita al supermercato però i consumatori non hanno alternative e dovranno pagarlo (secondo alcune fonti si parla di 5-6 centesimi a pezzo). Il rischio è che il tanto atteso sbarco dei sacchetti biodegradabili nei banchi dell’ortofrutta finisca per essere percepito come l’ennesimo balzello per la popolazione.

fonte: www.ilfattoalimentare.it

Da 10 fiumi arriva il 90% della plastica in mare















In Asia il grosso dei fiumi più inquinanti. Secondo gli esperti una gestione migliore dei corsi d'acqua potrebbe contribuire a dimezzare l'inquinamento 
Appena dieci fiumi nel mondo, di cui otto in Asia, sono responsabili della quasi totalità della plastica trasportata in mare. È quanto emerge da uno studio tedesco pubblicato sulla rivista Environmental Science & Technology dell'American Chemical Society. La plastica è la piaga numero uno degli oceani: questo materiale non si degrada mai completamente nell'ambiente ma si decompone in frammenti sempre più piccoli - le microplastiche - molto pericolosi perché vengono ingeriti dai pesci ed entrano nella catena alimentare. Recenti studi hanno riscontrato contaminazioni anche nell'acqua potabile.

Fiumi di plastica

I fiumi sono i principali traghettatori di rifiuti negli oceani, dove ogni anno, secondo stime del Programma ambiente delle Nazioni Unite (Unep), finiscono oltre 8 milioni di tonnellate di plastica. Ricerche precedenti hanno evidenziato che un quinto di tutta la plastica degli oceani arriva da attività marine, il restante proviene da terra. I ricercatori dell'Helmholtz Centre for Environmental Research e della Weihenstephan-Triesdorf University of Applied Science hanno analizzato dozzine di studi sull'inquinamento della plastica e raccolto campioni da 79 siti lungo 57 fiumi. Così hanno coperto un legame molto stretto fra un'inadeguata gestione dei rifiuti e concentrazioni molto alte di plastica nei corsi d'acqua locali.

Maglia nera all'Asia

Gli esperti hanno calcolato che i fiumi contribuiscono fino a 4 milioni di tonnellate all'anno di plastica negli oceani: dieci nel mondo sono responsabili da soli dall'88% al 95% di tutta la plastica portata in mare da corsi d'acqua. Si tratta dei fiumi Yangtze, Xi e Huanpu in Cina, del Gange in India, dell'Oyono al confine tra Camerun e Nigeria, di Brantas e Solo in Indonesia, del rio delle Amazzoni, per lo più in Brasile, del Pasig nelle Filippine e dell'Irrawaddy in Birmania.

Dimezzare l'inquinamento è possibile

Per gli esperti una migliore gestione dei dieci fiumi più inquinanti, in grado di ridurre della metà i rifiuti di plastica che trasportano in mare, andrebbe quasi a dimezzare (-45%) il contributo di tutti i fiumi all'inquinamento degli oceani. Un traguardo non da poco, visto che eliminare le micro particelle di plastica dagli oceani è praticamente impossibile, mentre ridurre l'inquinamento alla fonte sì. Dieci cose da fare per salvare i nostri oceani

fonte: http://tg24.sky.it

giovedì 19 ottobre 2017

La doppia sporca dozzina: la campagna contro i prodotti non riciclabili

Il punto sulla campagna “La doppia sporca dozzina” del Centro Ricerca Rifiuti Zero del Comune di Capannori, Zero Waste Italy e Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero

























Rossano Ercolini di Zero Waste Italia fa il punto sulla campagna “La doppia sporca dozzina" contro i prodotti non riciclabili, lanciata nell’agosto del 2016, con il coinvolgimento del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero.
Attuando i primi 7 passi del percorso rifiuti zero (RZ), sostiene sempre Ercolini, le comunità possono arrivare a risolvere fino all’85% del problema rifiuti, trasformandoli in risorse con la pratica della raccolta differenziata (RD) porta a porta, le isole ecologiche ed i Centri per la Riparazione e il Riuso (per abiti, scarpe, borse, mobili, elettrodomestici, computer ecc.). Il resto, e cioè quel 15% circa che “rimane sullo stomaco del sistema di di-gestione degli scarti”, va reso ben visibile e studiato, attraverso la realizzazione dei Centri di Ricerca RZ.
Ridurre è la parola chiave; anche l’Unione Europea, nella sua piramide sulla gestione dei rifiuti, mette al primo posto la riduzione.
Ma come è possibile diminuire il numero di rifiuti non facilmente riciclabili?  Ercolini suggerisce due strade: la prima è quella della sensibilizzare delle persone agli acquisti consapevoli, la seconda, maggiormente incisiva e su cui puntare con forza, è quella della ri-progettazione industriale di beni e prodotti, principio alla base dell’economia circolare, e la Responsabilità Estesa del Produttore, che spesso è rappresentato da grandi imprese multinazionali.
cotton fioc




Secondo gli studi del Centro Ricerca Rifiuti Zero del comune di Capannori, Zero Waste Italy e l’Associazione Ambiente e Futuro per Rifiuti Zero, sono 24 prodotti denominati, appunto, “la doppia sporca dozzina”, si tratta di:
  • pannolini, pannoloni ed assorbenti femminili
  • cotton fioc
  • accendini mono uso
  • spazzolinotubetti di dentifricio e spazzolini da denti
  • figure adesive
  • scontrini fiscali
  • capsule e cialde per il caffè monoporzionato
  • appendini in plastica
  • CD, Floppy disk
  • chewingum
    rasoio
  • rasoi usa e getta
  • mozziconi di sigarette
  • stoviglie usa e getta
  • penne a sfera e pennarelli
  • guanti in lattice monouso
  • salviette umidificanti
  • cerottocerotti per medicazione
  • nastro adesivo
  • carta carbone e carta forno
  • carta plastificata
  • tovaglie e tovaglioli in tessuto non tessuto (TNT)
  • carte di credito, bancomat e tessere plastificate
  • lettiere sintetiche per gatti e altri animali domestici
Vediamo, nel dettaglio, alcuni di questi e le loro possibili alternative in commercio.
Assorbenti femminili, pannolini e pannoloni  - Questo “flusso” di rifiuti, come ci ricorda Ercolini, rappresenta circa il 25% del totale dei rifiuti urbani residui (RUR) e quindi una delle “voci” più importanti per abbattere la produzione di rifiuti difficilmente riciclabili.
Per gli assorbenti esistono alcune alternative, ad esempio, in commercio si trovano quelli biodegradabili da conferire nell’organico (ma non nell’auto-compostaggio in quanto richiedono un trattamento negli impianti industriali di compostaggio), altra alternativa è rappresentata dalla coppetta mestruale igienica e funzionale.
Per i pannolini l’alternativa più efficace rimane il pannolino lavabile che, però, per essere sufficientemente comoda va integrata con un servizio di lavanderia per permettere alle famiglie di disporre, ad un costo ragionevole, del servizio di lavaggio, se non intendono effettuarlo in autonomia. Si potrebbe pensare, ad esempio, di ubicare il servizio di lavanderia negli asili nido facendolo, magari, gestire da una cooperativa sociale.
Più complicato è il problema dei pannoloni, per i quali risulta utile fare i conti con lo “stato dell’arte”, ovvero con tutte quelle tecnologie in grado di riciclare questi rifiuti evitando così la produzione di una mole di scarti destinati solo ad essere smaltiti.
Cotton Fioc – Le alternative a quelli non riciclabili, spesso scaricati nel water close e quindi corresponsabili dell’inquinamento da plastiche nei mari, ci sono; ne esistono, infatti, di vegetali ed anche in plastica biodegradabile.
Accendini mono uso – Si può fare a meno degli accendini usa e getta utilizzando quelli ricaricabili (USB). Certo, all’inizio costano di più ma possono durare molto a lungo.
Spazzolini da denti – Ne esistono di canna di bambù interamente biodegradabili (ed auto compostabili) come esistono quelli in cui si può sostituire la parte a contatto con i denti, ovvero la testina consumata.
Tubetti di dentifricio – Esiste il dentifricio in pastiglie in confezioni di vetro/carta e quindi riciclabili. Interessante e simpatico anche prodursi in proprio il dentifricio. Ovviamente, questo per i più motivati e coerenti.
Figurine adesive – Esistono alcune soluzioni per ridurre o evitare di ricorrere agli adesivi (le figurine adesive non possono essere riciclate perché plastificate). Tra le altre soluzioni, quella dell’album prodotta dal WWF nel quale si sistemano le figurine non plastificate negli appositi angoli "ad incastro".
Scontrini fiscali in carta termica – Gli attuali scontrini sono prodotti in carta chimica non riciclabile (vanno messi nell’indifferenziato), dal 1996 se ne prevede la dismissione ed un sistema alternativo che mantenga tutte le caratteristiche tese ad evitare le evasioni fiscali. Purtroppo il loro utilizzo continua nonostante si possa procedere nello stessa funzione attraverso sistemi informatizzati.
Capsule e cialde per il caffè monoporzionato - Questo caso studio è certo il più famoso lanciato nel 2010 dal CRRZ che ha portato alcune importanti marche di caffè ma anche la grande distribuzione a produrre sistemi in plastica biodegradabile. La battaglia non è vinta ma sono stati fatti dei passi nella giusta direzione.
Appendi abiti (in plastica) – A differenza di quelli in ferro, che possono essere conferiti nelle isole ecologiche (i metalli sono ben remunerati), quelli in plastica, dopo una circolare di COREPLA (che li riconosce parte dell’imballaggio), possono essere conferiti nel multi-materiale. Così la doppia sporca dozzina fortunatamente perde un membro che nessuno rimpiange.
CD–DVD – Abbiamo appreso che possono essere facilmente riciclati. Il CD è in policarbonato e i DVD in PVC. Il problema purtroppo non si risolve perché se tali possibilità tecniche di riciclo sono disponibili, esse possono valere per i venditori di “dischi” e non per le utenze domestiche che dovrebbero essere informate sulla necessità di conferire tali prodotti nelle isole ecologiche (in alternativa al loro smaltimento). Una buona idea potrebbe essere quella di fornire i negozi di dischi e tutte le scuole di appositi contenitori dove conferire i vecchi CD.
Gomme da masticare – Esiste un’unica gomma biodegradabile disponibile grazie al mercato equo e solidale.
Rasoi usa e getta – Per questi prodotti oggi si punta a promuovere soluzioni commerciali che moltiplicano il numero delle prestazioni di un’unica lametta. Meglio, sempre, la testina ricaricabile.
Mozziconi di sigarette – Meglio non fumare! Comunque per la normativa vigente i mozziconi devono essere raccolti attraverso sistemi diffusi dai Comuni e gli abbandoni devono essere sanzionati con multa. Talvolta all’abbandono della “cicca” corrisponde l’abbandono in strada del pacchetto che invece è perfettamente riciclabile essendo in cartoncino e foderato all’interno con carta stagnola.
Stoviglie usa e getta – I Comuni possono fare tanto, ad esempio usare nelle mense pubbliche solo piatti in ceramica e normali posate e dotare le strutture di lavastoviglie.
In feste, sagre e simili, si può, nell’ordine, usare la cellulosa della canna da zucchero (piatti, bicchieri ecc. completamente compostabili ed auto compostabili), contenitori realizzati con foglie di palma e solo in ultimo le bio plastiche. Occorre, in proposito, che i Consigli comunali adottino specifici regolamenti modulando con incentivi e disincentivi il ricorso alle buone pratiche.
Penne e pennarelli – Per i pennarelli che i bambini a scuola consumano in quantità notevoli abbiamo trovato alcune marche che vendono pennarelli ricaricabili che il Centro Ricerca Rifiuti Zero (CCRZ) sta testando per verificarne le prestazioni.
Carta forno – Bisogna fare attenzione al momento dell’acquisto, infatti, sul mercato sono disponibili modelli biodegradabili conferibili nell’organico. Qui la sensibilità del consumatore può fare la differenza !
Per saperne di più: Quella sporca doppia dozzina
fonte:http://www.arpat.toscana.it

L'Italia lontana dai target dello sviluppo sostenibile. Troppo lenta la transizione energetica

Il Rapporto ASviS 2017 conferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni campi nel corso degli ultimi anni, l’Italia continua a non essere in una condizione di sviluppo sostenibile come definita dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata nel 2015 dai 193 Paesi dell’ONU.





















Il Rapporto ASviS 2017 conferma che, nonostante i progressi compiuti in alcuni campi nel corso degli ultimi anni, l’Italia continua a non essere in una condizione di sviluppo sostenibile come definita dall’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata, il 25 settembre del 2015, dai 193 Paesi dell’ONU.
E non sarà in grado di centrare né i Target da raggiungere entro il 2020, né quelli fissati al 2030, a meno di un cambiamento radicale del proprio modello di sviluppo.
In assenza di tale cambiamento, nonostante il ritorno della crescita economica misurata in termini di Prodotto interno lordo, povertà, disuguaglianze e degrado ambientale, tanto per citare alcuni fenomeni di maggiore rilievo, non verranno ridotti drasticamente, come previsto dall’Agenda 2030.
È quanto emerge dal Rapporto Asvis (136 pp., vedi link in basso) illustrato alla Camera lo scorso 28 settembre.
Nel corso dell'ultimo anno l'attenzione del nostro Paese all'Agenda 2030 è cresciuta molto, anche grazie al lavoro svolto dall'Alleanza e dai suoi oltre 170 aderenti. La Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, ancora troppo generica e da dettagliare in termini di obiettivi e azioni concrete, ha incorporato molte delle raccomandazioni dell'Asvis, tra cui la scelta di attribuire al Presidente del Consiglio la responsabilità dell'attuazione della Strategia", si legge nel report.
Gli indicatori compositi calcolati dall'Asvis, presentati per la prima volta in questo Rapporto, dimostrano che nel corso degli ultimi anni si ha un miglioramento per 9 Obiettivi, un sensibile peggioramento per quattro, mentre la situazione resta statica per i restanti quattro.
Adottando un insieme sistemico di politiche è possibile migliorare sensibilmente la performance complessiva, anche se servono specifici interventi in settori fondamentali, come quello della qualità dell'acqua e dell'approvvigionamento idrico, anche al fine di fronteggiare gli effetti negativi del cambiamento climatico.
Sull’obiettivo energia e rinnovabili (obiettivo in situazione statica) si legge che dopo una crescita delle fonti rinnovabili in energia dal 6-8% dei primi anni 2000 a poco meno del 20% (33 Mtep) nel 2016 e che, parallelamente, il contributo delle rinnovabili al consumo finale (CFL) è passato dal 7,9% al 17,6% nel 2016, si riscontra una crescita molto lenta negli ultimi anni, intorno allo 0,2% annuale.
Si è comunque superato con cinque anni di anticipo il valore obiettivo (17%) assegnato all’Italia dalla Strategia Europa 2020.
Il governo dell’energia in Italia sta per avere una svolta decisiva con la prossima adozione della Strategia Energetica Nazionale (SEN). Tuttavia senza un’espansione delle fonti rinnovabili a un ritmo almeno triplo rispetto a quello degli ultimi anni, l’obiettivo della SEN al 2030 non verrebbe acquisito.
Nei prossimi 6 mesi sarà necessario secondo gli autori del rapporto, completare l'iter di approvazione di leggi cruciali per il futuro del Paese; dettagliare la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile, anche in termini quantitativi, e rendere operativa la sua governance, trasformando il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile; adottare provvedimenti urgenti per accelerare il passo verso il raggiungimento dei 22 Target che prevedono una scadenza al 2020.
Sulla base degli indicatori compositi sviluppati dall'AsviS per i singoli obiettivi in una prospettiva temporale, emerge che
La situazione migliora sensibilmente per gli Obiettivi:
  • Sconfiggere la fame
  • Salute e benessere
  • Istruzione di qualità
  • Parità di genere
  • Innovazione e infrastrutture
  • Consumo e produzione responsabili
  • Lotta contro il cambiamento climatico
  • Flora e fauna acquatica
  • Pace, giustizia e istituzioni solide
La situazione peggiora sensibilmente per i seguenti Obiettivi
  • Sconfiggere la povertà
  • Acqua pulita e servizi igienico-sanitari
  • Ridurre le disuguaglianze
  • Flora e fauna terrestre.
La situazione è statica per i seguenti Obiettivi:
  • Energia pulita e accessibile
  • Buona occupazione e crescita economica
  • Città e comunità sostenibili
  • Partnership per gli Obiettivi.
Il report completo (pdf)
La sintesi (pdf)

fonte: www.qualenergia.it

Compost: imballaggi compostabili, prodotte 47 mila tonnellate nel 2016














Gli imballaggi compostabili sono in aumento, mettendo in evidenza una sempre più diffusa sensibilità verso l’importanza del riciclo dei rifiuti. Nel 2016 sono state prodotte 46.800 tonnellate di imballaggi in plastica compostabile, gli imballaggi che una volta finito il loro ciclo di vita possono essere trasformati in fertilizzante.
Come rivela uno studio di Plastic Consult possiamo parlare di una vera e propria crescita di questo tipo di produzioni. Si è avuto un aumento del 59% rispetto al 2013. La plastica in generale rappresenta circa il 30% dei rifiuti urbani. Spesso però non vengono utilizzati per la raccolta dell’umido dei sacchetti biodegradabili e compostabili.
Nonostante i dati da questo punto di vista non rivelino molta attenzione, altri riferimenti ci danno la conferma di come i cittadini siano più attenti nel favorire un ridotto impatto ambientale. Negli impianti che si occupano della produzione del compost arrivano ogni anno circa 31 mila tonnellate di bioplastica. Più di 73 mila sono costituite da plastica che deve essere lavorata per estrarre da essa i materiali utilizzati per la produzione di fertilizzante.
Il compost ricavato dai materiali biodegradabili è molto importante per l’agricoltura, visto che gli esperti riferiscono che è essenziale per migliorare la fertilità del suolo. Da qui appare evidente il carattere fondamentale dei rifiuti organici. Un settore sempre più in crescita, che ha generato un giro di affari pari a 352 milioni di euro nel 2016.
Ciascuno di noi può dare il proprio contributo, dedicandosi con più accortezza alla raccolta differenziata, migliorando il proprio consumo consapevole e utilizzando i materiali ecosostenibili. In Italia i Comuni che favoriscono la differenziata ricevono degli incentivi per promuovere un aspetto importante dell’economia. In testa alcune regioni in particolare, come il Veneto con 25 kg di rifiuti riciclati per abitante in un anno e la Lombardia con 18. In coda la Sicilia con soltanto 4 kg per abitante.

fonte: www.greenstyle.it

mercoledì 18 ottobre 2017

Niente di fatto sul glifosato, l’UE perde le staffe

Nessuna decisione dalla riunione del Comitato fitosanitario permanente. Il tempo per rinnovare l’autorizzazione al glifosato scorre inesorabile

















Come previsto, la riunione del comitato fitosanitario permanente si è conclusa senza prendere una decisione sul glifosato. Per evitare lo stallo non si è votato sulla proposta della Commissione Europea, che intende rinnovare l’autorizzazione all’erbicida per altri 10 anni, nonostante l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo abbia classificato come “probabile cancerogeno” per l’uomo.
Il fronte dei contrari al rinnovo è guidato dalla Francia, con l’Italia che per bocca del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha deciso di accodarsi all’ultimo momento. Per bloccare la proposta di Bruxelles basta una minoranza composta da circa il 45% degli stati membri o da un gruppo di almeno 4 paesi che rappresentino almeno il 35% della popolazione UE. Se la prima condizione è più difficile da soddisfare, la seconda è ampiamente alla portata della cordata di oppositori del glifosato. Infatti la Germania al momento non è in grado di assicurare un voto favorevole alla proposta della Commissione, per paura di far saltare l’eventuale alleanza con i Verdi. Angela Merkel sta cercando faticosamente di organizzare una coalizione di governo dopo che i socialisti hanno mollato la presa in seguito alle elezioni di settembre, e il partito ambientalista carezza l’idea di tornare nella stanza dei bottoni. Potrebbe essere l’alleato giusto in un momento complesso, ma per fare questo matrimonio è necessario lasciare i dossier più scottanti fuori dalla porta.


Il travaglio interno alla Germania sta dunque rallentando il processo di riautorizzazione, per la stizza del Commissario UE alla salute, Vytenis Andriukaitis, secondo cui gli stati membri si nascondono dietro Bruxelles tentando di scaricare sull’Europa la responsabilità della scelta. Pertanto, ha annunciato che se da qui a fine anno gli esperti indicati dai governi non raggiungeranno una maggioranza qualificata nel comitato fitosanitario, il glifosato non tornerà in commercio.
Il calendario prevede una riunione il 23 ottobre, ma l’agenda non è ancora definita. In ogni caso, fino al 31 dicembre c’è tempo per raggiungere un accordo. Le associazioni ambientaliste hanno chiesto che si tenga conto delle 1,4 milioni di firme dell’iniziativa dei cittadini europei (ECI), raccolte in pochissimi mesi per bandire il glifosato. Nel frattempo, una nuova inchiesta di Le Monde svela la trama di potere organizzata da Monsanto, che avrebbe pagato diversi scienziati considerati influenti per rafforzare la tesi che il suo diserbante non è cancerogeno.

fonte: www.rinnovabili.it

Una scomoda verità 2, il secondo film di Al Gore in anteprima al MAXXI di Roma

Il prossimo 20 ottobre, al MAXXI di Roma, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, si svolgerà un’anteprima evento di Una scomoda verità 2, il secondo film che vede come protagonista il Premio Nobel per la Pace Al Gore, intento ad affrontare il tema del cambiamento climatico. Diretto da Jon Shenk e Bonni Cohen e distribuito da 20th Century Fox Italia, il film sarà nelle sale italiane solo nelle date del 31 ottobre e 1 novembre.
















Una scomoda verità 2 al MAXXI

L’evento al museo, che inizierà ore 18.30, sarà l’occasione non solo per assistere alla proiezione, ma anche per confrontarsi con diverse personalità legate al mondo della divulgazione dei temi ambientali e della promozione degli stili di vita sostenibili. A partire da Giovanna Melandri, cui spetterà il discorso di apertura della serata: l’attuale presidente della Fondazione MAXXI, oltre ad aver toccato il tema della sostenibilità più volte durante la propria carriera politica, è anche autrice del libro “Cultura Paesaggio Turismo. Politiche per un New Deal della bellezza italiana”, pubblicato nel 2006.
Sul palco, con interventi della durata di 10 minuti organizzati dal partner HITalk Mario Tozzi, geologo, divulgatore scientifico e conduttore TV, Simone Molteni, direttore scientifico di LifeGate e inventore del progetto Impatto Zero®, il primo progetto italiano di lotta ai cambiamenti climatici e uno dei leader di Climate Reality Project Europe, l’Organizzazione mondiale non profit fondata da Al Gore, approfondiranno la tematica del cambiamento climatico puntando sulle possibili soluzioni future.
“Il film è ci riporta all’urgenza della situazione e alla necessità di abbandonare i combustibili fossili e passare all’energia rinnovabile”, ricorda Molteni. 

La proiezione del film, della durata di 1 h e 40′, sarà preceduta da un’introduzione a cura di 20th Century FOX.

Una scomoda verità 2, undici anni dopo

Dopo unidici anni dalla prima pellicola, che nel 2007 ha ottenuto due premi Oscar, uno come miglior documentario e uno per la miglior canzone originale (I need to wake up, di Melissa Etheridge), e che è valsa al suo protagonista un premio Nobel per la pace, Gore torna sul grande schermo con più grinta, determinazione e più ottimismo di prima. Da quando nel 2007 l’ex vicepresidente decise di raccontare le sfide climatiche, molte cose sono cambiate.


Al Gore, Una scomoda verità 2


Al Gore insieme a un gruppo di attivisti: dall’uscita del primo film, il movimento ambientalista è cresciuto.
Quando fu girato il primo film non era ancora entrato ufficialmente in vigore il Protocollo di Kyoto, molte persone non sapevano nemmeno cosa fosse il riscaldamento globale e le multinazionali del petrolio non avevano la benché minima intenzione di ammettere che i combustibili fossili potessero essere parte del problema. Il cambio di rotta verso stili di vita più sostenibili e meno energivori prospettato da Al Gore nel primo documentario doveva sembrare fantascienza.

Video: Una scomoda verità 


Oggi, a undici anni di distanza, lo scenario politico ed economico è molto diverso: il mercato delle energie rinnovabili è in crescita e ha fatto segnare nel 2016 il record di investimenti nel settore; la consapevolezza dell’esistenza del riscaldamento globale di origine antropica è sempre più diffusa tra le persone, i movimenti ambientalisti sono cresciuti, la green economy è una realtà, le aziende che si occupano di ambiente e che fanno profitto rispettando il pianeta sono sempre di più. Non ultimo, l’Accordo di Parigi sottoscritto nel 2015 dalla maggior parte delle nazioni del mondo ha segnato una svolta a livello internazionale. Ma non basta.


Al Gore, Una scomoda verità
Al Gore e Justin Trudeau, primo ministro canadese, alla COP 21 di Parigi.

Il messaggio del nuovo film

A che punto siamo? Quanta strada si deve fare ancora? C’è speranza? Al Gore, sfidando il pessimismo diffuso che caratterizza il tema del cambiamento climatico, ha voluto fare il punto sulla situazione, esaminando soluzioni originali e nuove tecnologie. Secondo l’ex vicepresidente, non è ancora tutto perduto, ma dobbiamo agire adesso, con tempestività, facendoci tutti promotori di una vera e propria transizione energetica, lasciando finalmente da parte le fonti fossili e privilegiando le rinnovabili, cambiando una volta per tutte stile di vita e riducendo il nostro impatto sul pianeta.

Info

Si potrà assistere al film in molte sale italiane solo il 31 ottobre e 1 novembre. Per conoscere in anteprima i cinema che lo proietteranno e acquistare i biglietti, basta visitare il sito dell’evento e prenotarsi.
L’hashtag di riferimento per condividere pensieri e opinioni sul film tramite i social network è #UnaScomodaVerità2


fonte: https://www.lifegate.it/